Insulino resistenza: che cos’è e come comportarsi

 

Per insulino-resistenza intendiamo la diminuita sensibilità cellulare all’insulina, questa condizione patologica è spesso legata all’obesità. Infatti, nelle persone in sovrappeso oppure obese l’eccesso di grasso corporeo, non va visto esclusivamente nell’ottica di un inestetismo, perché è ormai ampiamente dimostrato come esso si comporti da tessuto endocrino, in grado di produrre ormoni e sostanze infiammatore note come citochine. Proprio a causa di questo eccesso di grasso, queste molecole creano delle modifiche strutturali che alla fine conducono a un mancato riconoscimento dell’insulina nei confronti dei suoi recettori esposti sulle cellule, e a una concentrazione di glucosio nel sangue superiore alla norma (iperglicemia). L’organismo cercherà di compensare questo difetto biochimico producendo più insulina per raggiungere lo stato di omeostasi (equilibrio), andando incontro al cosiddetto iperinsulinismo. Infine, lo stress esercitato sulle cellule che producono insulina (isole di Langherans), porterà nel tempo al loro malfunzionamento aumentando le probabilità di sviluppare precocemente il diabete mellito di tipo II. Per curare l’insulino resistenza ai miei pazienti raccomando di svolgere attività fisica almeno 3 v/settimana per aumentare la quantità dei recettori dell’insulina esposti sulle cellule del corpo; una dieta ipocalorica per perdere il peso in eccesso che porterà a una diminuzione delle quote circolanti di citochine infiammatorie, aumentando così la sensibilità cellulare per l’insulina; infine, un consumo di alimenti a basso indice glicemico (IG) evitando un’iperproduzione di insulina.

CURIOSITA’

Lo sapete che chi soffre di insulino resistenza (la diagnosi viene fatta facendo opportune analisi del sangue) deve preferire le patate fritte a quelle al forno? 😊 Le french fries, per assurdo, hanno un indice più basso delle patate bollite e persino degli gnocchi o del purè? Quando la patata viene schiacciata, l’amido diventa più disponibile all’azione degli enzimi digestivi e il picco glicemico risulta più elevato. Attenzione però che la frittura aumenta l’apporto calorico per l’aggiunta dei grassi (olio di frittura o burro).

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