Calcare alla riscossa: non fa male. Però è brutto: ecco come pulirlo (intervista per Sale&pepe Mondadori)

Quando facciamo bollire l’acqua del rubinetto, sui bordi di pentolini e casseruole il calcare spesso lascia anelli talmente evidenti da fare invidia a Saturno. Il calcare è quell’elemento che rende l’acqua “dolce” o “dura”.

Chimicamente si tratta di carbonato di calcio o carbonato di magnesio, componenti naturali dell’acqua generalmente non visibili a occhio nudo, ma che con il calore precipitano, depositandosi dove trovano una superficie che li voglia accogliere.

Tracce di calcare
L’elenco delle zone che possono essere intaccate, pur restando solo in cucina, è lungo. Persino l’occhio meno attento ne avrà infatti notato le tracce su bottiglie, bicchieri, pentole, sulla vecchia serpentina del bollitore, lavastoviglie, filtro del rubinetto o lavello. Il calcare si presenta sotto forma di anelli, appunto, ma anche di patine e striature opache o sagome bianche o grigette di antiche goccioline d’acqua. In pratica è come se l’acqua (se non asciugata da un paziente strofinaccio) lasciasse un ricordo visibile del proprio passaggio.

E nella nostra pancia cosa succede? Anche lì lascia le stesse impronte? La risposta inequivocabile è: NO. Il nostro organismo non ha nulla a che vedere con una lavatrice o un ferro da stiro che si incrostano.

Il calcare fa bene o fa male?
In dosi non eccessive, anzi, il carbonato di calcio può addirittura fare bene alle ossa, aiutando il rifornimento di calcio del nostro organismo.  Ne abbiamo parlato con un’esperta, la Dott.ssa Sara Cordara nutrizionista specialista in scienza dell’alimentazione, che spiega «Un tempo si temeva che il calcare (cioè il carbonato di calcio) potesse creare seri danni ai reni, ma dal punto di vista scientifico hanno dimostrato che questo rischio non esiste. Al contrario la sua presenza nell’acqua potrebbe avere un effetto protettivo per il sistema cardiovascolare».

[Attenzione però. Nello Yucatan secondo la credenza popolare i messicani, che secoli fa bevevano solo l’acqua dei cenote, fiumi sotterranei di acqua dolce fortemente calcarea, abbiano avuto una calcificazione precoce delle ossa e siano per questo etnicamente di bassa statura]

Facciamo dunque un po’ di chiarezza. Il responsabile della formazione dei calcoli è l’ossalato di calcio, che non va confuso con il nostro carbonato di calcio. E, anzi, chi soffre di calcoli renali dovrebbe bere più acqua. Anche quella generalmente oligominerale del rubinetto.

Secondo una ricerca commissionata tempo fa all’Università di Parma e alla Cattedra di Idrologia dell’Università di Milano, le acque ricche di calcio faciliterebbero l’assunzione di questo minerale prezioso per le ossa e, inoltre, aiutano a diminuire l’assorbimento a livello intestinale dell’ossalato. 

Ma non finisce qui. In barba a quel che succede in rubinetti e tubature, le acque dure, ricche di calcio e magnesio, fanno bene anche alla circolazione, perché il primo riduce l’assorbimento dei grassi a livello intestinale e il secondo ha un effetto dilatatore sulle arterie. 

Infatti, conferma la Dott.ssa Cordara «In assenza di particolari malattie, le acque dure, cioè con calcare, sono da preferirsi a quelle sottoposte a processi di addolcimento, che abbassano i livelli di magnesio e aumentano quelli di sodio, favorendo cosi l’ipertensione. Ci sono altri motivi per bere questo tipo di acqua: il calcio, riduce l’assorbimento dei grassi a livello dell’intestino, è fondamentale per prevenire l’osteoporosi e sembra svolgere un’azione protettiva verso alcuni tumori»

Trucchi per pulire la cucina
Per concludere invece con elettrodomestici, utensili e stoviglie, dove il calcare lascia le sue fastidiose tracce.

Ecco i nostri facili trucchi anti calcare: per eliminarlo da stoviglie e apparecchi, se non si vogliono usare i prodotti chimici in commercio, basta passare uno strofinaccio imbevuto di aceto bianco, limone o bicarbonato. Per le tracce più ostinate si può acquistare in farmacia l’acido citrico, diluirlo con poca acqua tiepida e usarlo per strofinare con un panno metalli, vetri, ceramiche e superfici domestiche. 

Quando le incrostazioni sono più spesse e persistenti, sarà necessario lasciare la parte interessata in ammollo con le sostanze naturali indicate, in modo che agiscano, sciogliendo il calcare. L’oggetto andrà poi sciacquato e asciugato.

Per evitare che queste sostanze acide irritino la pelle è sempre meglio maneggiarle indossando guanti protettivi in lattice.

Articolo tratto dal sito Sale&pepe della Mondadori: http://www.salepepe.it/news/notizie/calcare-non-fa-male-pulirlo/ 🙂

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